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Alluvione del 17 aprile a Villar Dora, alcune considerazioni ad un mese dall'evento

Lo scorso 17 aprile si è verificata l’alluvione più grave che la storia di Villar Dora ricordi. Si sono registrati danni ingentissimi a beni pubblici e privati a causa di frane, crolli, straripamenti ed inondazioni. Molti pianterreni, seminterrati, cortili ed autorimesse sono stati invasi dall’acqua e dal fango.

Ad un mese dall’evento, terminata l’immediata fase emergenziale, rimane ora una constatazione: la maggior parte dei disastri è da ricondursi al bacino del Rio Vindrola, che costituisce il principale corso d’acqua del centro abitato. Questo torrente è uscito dall’alveo all’altezza di Piazza del Rio, per tripartirsi ad ovest verso Borgata Richetto tramite Via Suppo, a sud verso Via Roma e ad est verso Via Perino. Lo specifico evento ha impattato, in varie misure, su centinaia di persone.

In particolare, gravissimi danni si sono registrati nella parte bassa di Borgata Richetto, sommersa da oltre un metro di acqua, dove due anziani a ridotta mobilità hanno rischiato la vita. La vicina Via Roma è parzialmente collassata e tuttora non è transitabile, se non a rischio e pericolo dei residenti. Molti danni e disagi anche in Via Baratta.

Alcuni residenti di Via Roma hanno forse realizzato solo ora che, sotto di essa, scorre un torrente su cui fu costruita la strada negli anni ’70. Il rio, che prima di quel tempo scorreva libero tra i prati, fu tombato in un collettore da un metro di diametro. Oggi, pare evidente che i criteri urbanistici usati all’epoca verrebbero considerati superati, approssimativi e discutibili: ciò che è avvenuto il 17 aprile 2025 lo dimostra ampiamente.

Il tratto tombato, ovvero sotterrato artificialmente, inizia dal lavatoio di Piazza del Rio, per proseguire sotto l’asse di Via Roma e poi dirigersi verso la zona delle “Tampe” dopo essersi diviso in due rami più o meno tortuosi all’altezza di Via Baratta. L’ondata, all’arrivo da monte in Piazza del Rio, ha travolto la sponda di un ponticello ottocentesco, adiacente al quale vi è un lavatoio moderno di modesta fattura. Le fondazioni di quest’ultimo – che sarà probabilmente da demolire – costituiscono un primo restringimento del canale sotterraneo. Oltre il lavatoio, proseguendo sotto la superficie della piazza, la luce della conduttura si restringe ulteriormente, fino ad arrivare al tubo in calcestruzzo da un metro di diametro, che passa sotto Via Roma.

L’insufficienza della conduttura presente nel tratto tombato è stata dimostrata, fra l’altro, dal copioso rigurgito avvenuto dai tombini e dalle caditoie soprastanti. L’enorme pressione dell’acqua ha causato non solo il danneggiamento ed il parziale intasamento della conduttura principale, ma anche l’intasamento totale di alcuni rami laterali, che si sono riempiti di tonnellate di pietre e detriti spinti in contropendenza.

Le famiglie storiche della zona non recano memoria di un evento distruttivo di tale portata e, secondo alcuni residenti, la tubazione collocata sotto Via Roma era già ritenuta inadeguata all’epoca della sua costruzione.

A monte, la situazione non è stata aiutata dallo stato di degrado in cui versano i boschi, perlopiù suddivisi in vari appezzamenti privati. La mancata manutenzione boschiva ha causato la presenza di un substrato ingente di materiale vegetale in decomposizione, compresi tronchi di grandi dimensioni, che sono stati trasportati a valle ed hanno contribuito ad ostacolare il deflusso delle acque. Di questo avevo anche già parlato in passato.

Molti residenti coinvolti nell’alluvione chiedono misure anche radicali, che possano garantire un margine di sicurezza significativamente più ampio in caso di nuove forti precipitazioni. È anche comprensibile la questione dei notevoli oneri economici gravanti sugli enti di prossimità, come ad esempio il Comune. Per questa ragione, ci si augura l’intervento da parte di enti di rango superiore nella logica della sussidiarietà verticale.

Fra le misure auspicate, vi è naturalmente l’ingrandimento del collettore tombato del Rio sotto Via Roma e Via Baratta, nonché l’eliminazione dei colli di bottiglia presenti sul percorso. Di notevole utilità potrebbe rivelarsi l’incremento delle griglie di scolo e dei pozzetti d’ispezione in tutta la zona interessata dal fenomeno. Potrebbe essere inoltre utile il posizionamento in luoghi strategici (ad es. Piazza S. Rocco, Piazza del Rio, Centro Sociale) di pannelli luminosi da attivarsi in caso di allerta meteorologica, nonchè l’installazione di un dispositivo di rilevamento automatico della portata del Rio Vindrola all’ingresso del tratto sotterraneo. Le soluzioni per i corsi d’acqua tombati si concentrano oggi sulla riapertura e rinaturalizzazione degli stessi: cosa ardua ma non inconciliabile con i contesti urbani, come dimostrano vari esempi di riqualificazione effettuati con successo in Olanda, Germania e nell’Europa settentrionale.

Un’altra suggestione potrebbe venire dalla rilettura dello studio idraulico allegato alla Variante strutturale n.12 al Piano Regolatore, dove fra le “insufficienze” della rete è evidenziato, fra l’altro, proprio il tratto tombato del Rio Vindrola, e sono suggerite alcune misure per mitigarne la pericolosità. Il documento, redatto meno di un decennio fa, propone ad esempio la realizzazione di un manufatto per fermare i detriti a monte dell’intubamento.

In ogni caso, lo stesso studio idraulico sarebbe probabilmente da aggiornare alla luce di questa calamità. Nella relazione si afferma infatti che, nel caso di evento considerato “raro” con tempo di ricorrenza di 500 anni ed esondazione attraverso la rete stradale, le aree inondate avrebbero raggiunto profondità non superiori a 0,4 metri. Un dato ampiamente oltrepassato lo scorso 17 aprile perché, a titolo d’esempio, nella parte bassa di borgata Richetto si è formato un lago di circa 3000 metri quadrati con profondità massima di tre volte superiore al peggiore scenario previsto nel documento.

Ho esposto queste considerazioni a titolo costruttivo e rimango a disposizione di chiunque per confronti e approfondimenti. Colgo l’occasione per ringraziare personalmente Vigili del Fuoco, AIB, Forze dell’Ordine, Istituzioni, Volontari e tutti coloro che sono intervenuti – anche a casa mia – per fronteggiare l’emergenza.